Quando il Merletto si afferma nei corredi

Se facciamo riferimento a corredi importanti e nobiliari, il merletto diventa subito una voce irrinunciabile, insieme ai gioielli e considerato allo stesso modo, soprattutto come finitura di prassi intorno al collo e ai polsini delle maniche, sia nel costume femminile che in quello maschile; talmente importante, come identificazione di una classe sociale, da essere rappresentato anche su armature complete. Va considerato, inoltre, che l’invenzione e l’esecuzione di un merletto rappresenta anche una delle pochissime attività artistiche a cui una donna del Rinascimento potesse effettivamente dedicarsi: conosciamo pochissime donne pittrici, o poetesse, e in genere si tratta di cortigiane. La stessa Caterina de’ Medici, andata sposa nel 1533 al futuro re Enrico II di Francia (e con uno dei più ricchi corredi che la storia del ‘500 ricordi), abile statista e donna di polso, nonché madre di ben tre re di Francia, non disdegnava di farsi vedere con i suoi preziosi lavori di merletto in mano, in giro per le stanze di Chambord o del castello di Blois…


Se invece consideriamo corredi borghesi (ad eccezione di situazioni particolari, come l’Olanda, dove la classe borghese e mercantile sostituisce di fatto quella nobiliare, fin dal ‘600) e, ancor più, corredi di carattere popolare, la presenza di capi con il prezioso merletto è un fatto decisamente ottocentesco, legato anche ad una maggior radicamento sociale dell’istituzione “corredo” e, soprattutto, alla diffusione di tecnologie per l’esecuzione del merletto meccanico. Il passo avviene comunque con una certa gradualità: non è raro infatti il caso che un merletto, già usato più volte o fuori moda, possa essere regalato dalla padrona alla sua cameriera fedele, o, addirittura, essere oggetto di lascito testamentario. L’800 vede anche la diffusione di “merletti alternativi” rispetto alle tecniche tradizionali ad ago e a fusellii, più semplici, di esecuzione più veloce, e, quindi, con una connotazione decisamente più “domestica”: è il caso, ad esempio del pizzo Irlanda, eseguito ad uncinetto, ma con un filo di cotone molto fine, tanto da dare la suggestione di un merletto veneziano del ‘600. Dall’isola omonima il pizzo Irlanda (o punto Irlanda) ha avuto poi una diffusione molto vasta; introdotto nel 1904 nell’Isola Maggiore del lago Trasimeno, in Umbria, ha dato origine ad un piccolo, delizioso museo, a tutt’oggi visitabile.

Nel Museo Virtuale:

Sala n. 2: scena cinquecentesca di giovani nobili veneziane intente, in un portego, alla preparazione di capi di corredo. Sala n. 3: ambiente fiorentino di inizio ‘600 dell’entourage dei Medici, con cassone da corredo aperto. Sala n. 6: interno di famiglia borghese olandese, intenta a prendere un tè (inizio ‘700). Sala n. 13: diffusione del corredo -la regina Margherita visita la scuola e il laboratorio di Burano (seconda metà dell’800). Sala n. 14: interno di casa di pescatori dell’isola Maggiore (lago Trasimeno/Umbria), con gruppo di donne intente ad eseguire pizzi a punto Irlanda (prima metà del ‘900).

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