Ad un’antica origine ebraica (ne resta traccia nei taleth bianchi a strisce blu), si potrebbero far risalire le cosiddette "tovaglie perugine". Loro caratteristica principale è di essere manufatti tessuti con ordito e trama di lino bianco, ad armatura semplice come tela o spina, oppure piccolo/operati come la diamantina detta anche occhio di pernice.

L’ornamentazione concentrata a fasce orizzontali sui lati minori è ottenuta con trame supplementari di cotone bambagioso, per lo più, ma anche misto-lino, tinto in blu indaco o guado (talvolta in color ruggine), legate a saia. I decori, all’inizio soltanto righe di diversi spessori, si sono andati complicando nel corso dei secoli evolvendo dai semplici elementi geometrici ai disegni fito-zoo-antropomorfi, di significato allegorico o araldico, sistemati in ordinate teorie.

Sono evidenti le simbologie religiose cristiane, d’immortalità e di resurrezione, ma anche di buon auspicio e beneauguranti. Talora presentano dei motti galanti o gentilizi in grafia tardo-gotica.

Note come tessiture liturgiche ed aristocratiche, fuori moda nei secoli XVII e XVIII, sono state riproposte nel secolo XIX come stoffe rustiche e popolari. Una notevole concentrazione di tale particolare produzione è stata osservata, oltre che in Umbria, in Toscana e nelle Marche, anche in Trentino Alto Adige e nel Friuli, soprattutto in Carnia.

Scheda curata dalla dott.sa Doretta Davanzo Poli.
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