Quando il Merletto compare nella biancheria intima
Se per biancheria intendiamo anche la camicia (sia da uomo che da donna) e i suoi derivati (sia da notte che da giorno) il merletto compare, ovviamente sempre presso la classe nobiliare, nel passaggio tra il ‘400 e il ‘500, mano a mano che la preziosa trina si sostituisce alla lattughina (piccola finitura di stoffa arricciata), che chiude il collo o all’analogo sbuffo del polsino. Se invece parliamo di braghesse, mutande, ecc…, il discorso è un po’ più complesso, e non solo perché in certe situazioni sono state osteggiate anche dalla Chiesa, come capo frivolo, quando non addirittura peccaminoso, ma anche per un certo quasi ritegno a nominarle nei corredi. E, d’altra parte, non è certo facile intravederle nei dipinti ed affreschi prima del ‘700. Un curioso “braghettone” con finitura a merletto (probabile punto in aria), indossato da un soldato sopra la calzamaglia, compare in un dipinto di Pedro Berreguete (1450 circa-1504circa): Autodafè presieduto da San Domenico, conservato a Madrid, al Museo del Prado. La biancheria intima comincia ad acquistare grande importanza solo verso la metà del 1700, regno incontrastato degli impalpabili merletti Valenciennes, Malines, Binche, Lille (a fuselli), Alençon, Argentan (ad ago) (V. Sala n. 7, dedicata a Madame de Pompadour), per trionfare poi, nell’ultimo quarto del secolo, con la diffusione a macchia d’olio del corredo in bianco.

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